disturbi dello sviluppo

E’ in attivazione una nuova residenza sanitaria in provincia di Roma, realtà altamente innovativa dedicata a minori e giovani gestita dall’associazione di psicologia Tuberose

E’ ormai indiscusso nella letteratura internazionale come la forma più efficace di prevenzione per la psicopatologia grave e per i disturbi psichici sia l’intervento in età evolutiva. Spesso le condizioni sono tali che tale l’intervento non possa essere attuato nella famiglia di origine e il minore ed il giovane necessitano di un contesto protetto dove affidarsi all’intervento di specialisti e ricostituire quella solidità interna che possa permettergli di affrontare le sfide che la crescita e il mondo sociale  gli impongono.

A tal fine abbiamo pensato di dedicare uno spazio protetto residenziale a tutti quei minori e giovani che lo necessitano: per particolari condizioni di gravità del disturbi, per situazioni ambientali a rischio e per  provvedimenti disciplinari giudiziari.

Sarà perciò attiva nei prossimi mesi primaverili del 2017, la Residenza Tuberose,  a 20 minuti da Roma, con l’obiettivo di attuare interventi dedicati alla salute mentale in età evolutiva, attraverso la strutturazione di due percorsi distinti:

  1. un gruppo appartamento protetto per minori adolescenti di età compresa fra 13 e 18 anni, dove saranno presenti specialisti altamente formati per l’intervento in questa fascia di età (psicologo dello sviluppo, medico psichiatra esperto in psicoterapia in età adolescenziale, infermieri ed educatori). Attraverso una presa in carico globale del minore l’equipe interverrà per permettergli di riprendere un sano percorso di sviluppo laddove particolari condizioni cliniche ed ambientali lo hanno precocemente interrotto.
  2. interventi per giovani di età compresa fra 18 e 25 anni che possano affrontare un percorso terapeutico in un regime di semi-autonomia. La semi-autonomia ( come definita dalla legge regionale 41-2003) rappresenta uno spazio clinico di intervento residenziale con presenza programmata a fasce orarie dello psicologo, del medico psichiatra e del personale assistenziale. Tale percorso è pensato per quei giovani adulti con grave psicopatologia che hanno già affrontato un percorso in un regime comunitario o in una struttura intensiva e altamente strutturata e possono ora “spiccare il volo”, affrontare un graduale reinserimento sociale in un regime di semi-autonomia, seppur con necessità di proseguire le cure psichiatriche e psicoterapiche.

Pagina Facebook della struttura Residenza Tuberose

Dott.ssa Bernardini, responsabile

Associazione di psicologia Tuberose

 

articoli, sviluppo

Bambino che legge
Prime esperienze di lettura.

L’importanza della lettura nel primo sviluppo del bambino.

Nel seguente articolo, pubblicato come commento dalla dottoressa Bernardini Arianna per la testata di informazione medica on line Pagine Mediche  ( https://www.paginemediche.it/),   si evidenziano i benefici per lo sviluppo psicologico del bambino connessi all’apprendimento della letto-scrittura e si approfondiscono quelli che sono i significati latenti della letto-scrittura e del suo apprendimento per il bambino in fase di sviluppo.

Qui è possibile consultare l’intero articolo ed il commento della dottoressa Bernardini :

https://www.paginemediche.it/medici-online/punti-di-vista/la-lettura-fa-bene-al-bambino-lo-rende-piu-sicuro-e-curioso

La lettura rappresenta un’ attività complessa e ricca di significati; è importante soffermarsi a riflettere su come nel ciclo di sviluppo del bambino diventi un’ attività creativa individuale che determina simbolicamente una  forma di affermazione della propria identità personale e separazione da genitori e caregivers.

 

 

articoli, disturbi dello sviluppo

Rapporto genitoriale aggressivo
Il rapporto genitoriale e gli esiti di sviluppo.

Riflessioni sull’ADHD

Vi propongo un interessantissimo articolo della collega psicologa Dott.ssa Serena Bernabè, che aiuta a fare chiarezza sulla complessità del trattamento dei disturbi del comportamento infantile e dalla necessità di una presa in carico globale della famiglia, onde evitare complessi circoli viziosi e inefficaci stigmatizzazioni dei bambini e ragazzi con tali problematiche.

Molto interessante è lo stesso titolo che inquadra il dramma di questi ragazzi, ancora di più se si considerano i profondi cambiamenti della difficile fase di sviluppo puberale in cui vi è una forte crisi identitaria in cui è proprio l’aspetto corporeo ad essere preponderante in un processo in cui spesso ad un corpo con sembianze adulte e fortemente sessualizzate si accompagna una psiche ancora immatura e che con esso non si riconosce.

da :   http://www.ilsigarodifreud.com/#!disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iper/cyt9

“Disturbo da deficit di attenzione e iperattività
Vivere nel corpo di un altro, autrice Dott.ssa Serena Bernabè”

Luca è un bambino che frequenta il secondo anno delle scuole medie del suo quartiere. Ha sempre avuto problemi nell’apprendimento e nell’affrontare le principali tappe dello sviluppo. Poco dopo il suono della campanella che segna l’inizio delle lezioni, Luca sembra mostrare strani comportamenti, non riesce a stare seduto sulla sedia, ha bisogno di alzarsi, di muoversi, non riesce a non parlare e involontariamente disturba il normale svolgimento delle lezioni. Didatticamente parlando ha delle carenze, ha difficoltà nell’apprendere concetti anche semplici e, ultimamente, sembra rifiutare qualsiasi aiuto esterno. La sua autostima peggiora ogni giorno di più. Quando i compagni o l’insegnante si rivolgono a lui sembra non ascoltare e in questo modo anche le relazioni sociali diventano difficili da gestire perché sembra non avere gli strumenti adeguati. I compiti a casa vengono affrontati con fatica e solo raramente riesce a portare a termine tutto ciò che è stato assegnato dall’insegnante.

I professori hanno notato un ulteriore comportamento bizzarro…anche quando non viene interpellato Luca parla senza sosta, ripete sempre le stesse frasi, sembra quasi che parli tanto per parlare e quando deve mostrare le sue emozioni sembra farlo senza nessuna inibizione.

Tutti questi sintomi preoccupano molto le docenti tanto da richiedere un incontro con i suoi genitori per discutere della situazione. Questi ultimi, al termine di tale incontro, sembrano convinti di sottoporre il proprio bambino ad una valutazione.

Luca è un bambino che frequenta il secondo anno delle scuole medie del suo quartiere. Ha sempre avuto problemi nell’apprendimento e nell’affrontare le principali tappe dello sviluppo. Poco dopo il suono della campanella che segna l’inizio delle lezioni, Luca sembra mostrare strani comportamenti, non riesce a stare seduto sulla sedia, ha bisogno di alzarsi, di muoversi, non riesce a non parlare e involontariamente disturba il normale svolgimento delle lezioni. Didatticamente parlando ha delle carenze, ha difficoltà nell’apprendere concetti anche semplici e, ultimamente, sembra rifiutare qualsiasi aiuto esterno. La sua autostima peggiora ogni giorno di più. Quando i compagni o l’insegnante si rivolgono a lui sembra non ascoltare e in questo modo anche le relazioni sociali diventano difficili da gestire perché sembra non avere gli strumenti adeguati. I compiti a casa vengono affrontati con fatica e solo raramente riesce a portare a termine tutto ciò che è stato assegnato dall’insegnante.

I professori hanno notato un ulteriore comportamento bizzarro…anche quando non viene interpellato Luca parla senza sosta, ripete sempre le stesse frasi, sembra quasi che parli tanto per parlare e quando deve mostrare le sue emozioni sembra farlo senza nessuna inibizione.

Tutti questi sintomi preoccupano molto le docenti tanto da richiedere un incontro con i suoi genitori per discutere della situazione. Questi ultimi, al termine di tale incontro, sembrano convinti di sottoporre il proprio bambino ad una valutazione.

 

 A Luca è stata diagnosticata la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (altrimenti detta ADHD). Tale sindrome, molto complessa, vede coinvolti diversi disturbi e nella maggior parte dei casi c’è una comorbilità che rende la situazione difficile da affrontare e gestire. Spesso è associata a disturbi del comportamento e dell’apprendimento come ad esempio la dislessia o la discalculia; inoltre è possibile, come nel caso di Luca, trovare associati anche disturbi di ansia, e nei casi più gravi anche disturbi della condotta e problemi relazionali.

Non è raro che la diagnosi venga fatta tardivamente rispetto alla reale comparsa dei sintomi, quando ormai l’autostima è compromessa e quindi la terapia è ancora più difficile da attuare. In alcuni casi invece i sintomi vengono scambiati per maleducazione, la diagnosi perciò non può essere fatta e l’unica forma di “terapia” messa in atto è il rimprovero; così la persona affronterà con maggiore difficoltà quelli che sono i normali compiti e le situazioni che la vita gli presenta e alcune volte sarà costretta a fare scelte “condizionate”. Come nel caso di Asia, una simpatica donna di mezza età che non riesce a stare ferma: ogni volta che le viene chiesto di svolgere un compito anche semplicissimo, entra in ansia e dice di non essere in grado. Ha finito le scuole superiori con enormi difficoltà e più volte è stata rimandata a settembre, tuttavia ancora oggi confonde la B con la P quando legge e scrive. Proprio per questo ha deciso di lavorare in una ditta delle pulizie, in modo da arrivare a fine giornata fisicamente stanca e soprattutto per evitare la possibilità che le venga richiesto di scrivere o leggere qualcosa, o peggio ancora, di starsene seduta su una sedia durante le ore di lavoro.

L’ADHD è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo e non una normale fase di crescita che il bambino è costretto a vivere e superare, né tantomeno ha niente a che vedere con l’educazione che proviene dalla famiglia. Il rischio, però, è proprio quello di additare questi bambini come maleducati, ribelli o cattivi e di conseguenza l’accettazione è difficile così come lo è riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia con le famiglie d’origine, perché viste come le principali responsabili di tutto.

Come abbiamo visto precedentemente esso include difficoltà di attenzione, concentrazione, apprendimento ed è compromesso anche il controllo degli impulsi. Il bambino sembra che non sia in grado di regolare le proprie risposte comportamentali associate alle varie situazioni. La concezione del tempo, gli obiettivi e le richieste dell’ambiente circostante sono i principali “nemici” per questi bambini, costretti a vivere in un corpo che non rispetta quelle che sono le normali regole sociali. Questo disturbo genera stress sia nel bambino che nella famiglia che è portata a gestire il tutto con un enorme senso di impotenza e preoccupazione. Inevitabilmente questi bambini vivono una vita di insuccessi e fallimenti che potrebbero generare tratti oppositivi e provocatori, che alla lunga porteranno a far uso o abuso di sostanze psicoattive ed alcol, o che li condurranno verso altri comportamenti devianti.

I genitori di questi bambini, preoccupati per il decorso della malattia, spesso si chiedono se sia possibile guarire. E’ possibile trovare delle strategie per far fronte ai numerosi disagi ai quali queste persone vanno incontro: le terapie messe in atto dagli esperti sicuramente offrono un valido sostegno. E’ anche vero però che bisognerebbe attuare congiuntamente una psico-educazione che veda coinvolte tutte le persone che circondano il bambino, così da prevenire eventuali fonti di frustrazione. Il rischio infatti è proprio quello di far vivere Luca, così come tanti altri bambini, in uno stato di isolamento, in cui ognuno diventa nemico di sé stesso. Conoscere se stessi anche con i propri limiti e le proprie difficoltà è quindi fondamentale per un possibile miglioramento, per uscire dalla solitudine e per non essere risucchiati dal vortice silenzioso della patologia.

autrice Dott.ssa Serena Bernabè “

 

articoli, disturbi dello sviluppo

Vittima di bullismo
Bullismo e Cyberbullismo sono un grave problema sociale.

Una nuova legge per interventi sul bullismo nella Regione Lazio.

I temi delle buone prassi educative, del contrasto della dispersione scolastica e del bullismo sono attualmente al centro del dibattito pedagogico ed educativo a livello europeo ed internazionale. La ricerca ha mostrato che prevenire fenomeni di dispersione scolastica e disadattamento nel contesto scolastico significa soprattutto attuare interventi volti a migliorare il clima emotivo a scuola e a promuovere pratiche educative di gruppo che rispettino le esigenze di tutti gli studenti (come il cooperative learning), tutelando quelli più fragili.

A tal riguardo è molto importante una novità legislativa varata a marzo 2016 nella regione Lazio inerente il tema del bullismo: è stata infatti finalmente approvata una legge regionale (legge 202/206) di prevenzione e contrasto al bullismo (e al cyberbullismo sua variante nella rete online). Con tale legge viene istituita una consulta regionale con l’obiettivo di valutare e promuovere iniziative nel campo del contrasto al bullismo e viene istituito un fondo di 750.000 euro per sostenere progetti tematici nelle scuole e promuovere il sostegno psicologico in questi fenomeni. E’ sicuramente un primo passo importante della regione Lazio per sostenere iniziative volte a contrastare il bullismo, problematica sempre più diffusa, che pone l’attenzione sulla necessità di potenziare gli interventi di supporto, sia dei bambini vittime che di quelli autori di atti aggressivi verso gli altri bambini.

http://www.ordinepsicologilazio.it/professioni-istituzioni/legge-regionale-bullismo/

http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglioweb/news_dettaglio.php?id=2134&tblId=NEWS

La speranza è che a tale primo passo ne seguano altri e che siano dati strumenti efficaci ad insegnanti, genitori e studenti per contrastare il fenomeno del bullismo. Il bullismo è un fenomeno complesso che si definisce come l’insieme di pratiche aggressive a livello fisico, verbale e di manipolazione psicologica che un bambino (o più bambini) attua ai danni di altri bambini (cfr. Olweus). Nei casi di bullismo si evidenzia la presenza di profondi vissuti depressivi e disturbi dell’autostima nei bambini soggetti all’aggressività dei cosiddetti ” bulli”, che spesso vivono in silenzio e solitudine questi atti senza ricorrere ad aiuti esterni. E’ stato riscontrato che i bambini che divengono vittime di bullismo sono scelti proprio per la loro vulnerabilità e fragilità; è quindi importante intervenire con progetti di sostegno psicologico in quanto si tratta frequentemente di bambini ad alto rischio di sviluppare in futuro altre problematiche di tipo internalizzante (depressione, ansia, somatizzazione). Dall’altro versante anche i “bulli” rappresentano un settore critico di intervento psicologico: non sono bambini “cattivi” da punire, sono bambini che presentano particolari rigidità di personalità, disturbi di tipo oppositivo-provocatorio, disturbo della della condotta. Questi bambini, spesso, vivono situazioni di forte ostilità e disadattamento a livello familiare a cui reagiscono riproponendo nel contesto scolastico l’aggressività di cui sono stati oggetto. Elementi che predispongono i “bulli” a sviluppare in futuro un ben più grave disturbo di personalità antisociale e condotte pericolose nell’area della devianza e della tossicodipendenza.

Lo sviluppo di un bambino e di un adolescente è un equazione complessa, di cui non sono note tutte le variabili, ma è un dovere morale e medico intervenire laddove delle piccole ombre segnalano la presenza di opacità prima che si trasformino in una coltre nera e difficile da schiarire, come la psicopatologia grave.

articoli, disturbi di apprendimento

Bambina che studiaNegli ultimi anni sono notevolmente aumentati i casi di disturbi di apprendimento in età evolutiva ed è bene fare chiarezza sul disturbo per comprendere di cosa stiamo parlando. I disturbi dell’apprendimento sono una classe eterogenea di disturbi evolutivi che comprende disfunzioni nella funzione di apprendimento e che possono creare nel bambino disadattamento scolastico e conseguenti problematiche emotive dovute alle difficoltà incontrate nell’esperienza scolastica.

A questo si aggiunge spesso una difficoltà del genitore e del personale educativo a rapportarsi con i problemi espressi dal bambino, spesso scambiati per semplice svogliatezza e mancata applicazione scolastica e forieri di rimproveri e punizioni.Ma il bambino con disturbi di apprendimento non è un bambino svogliato e oppositivo nei confronti della scuola e dello studio, è un bambino che esprime un disagio ed una problematica ed in quanto tale va ascoltato e supportato.

Per un trattamento adeguato del disturbo è importantissima una adeguata diagnosi in quanto è necessario distinguere il disturbo di apprendimento generico che può essere causato da difficoltà della sfera emotiva e relazionale, o da un ambiente psicosociale inadeguato e il disturbo specifico dell’apprendimento che rappresenta un disturbo delle funzioni cognitive superiori.

Quando si tratta di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento sulla base di un’accurata diagnosi si può impostare così un adeguato trattamento che può comprendere traning per le funzioni cognitive, supporto psicologico e spazi dedicati al genitore per aiutarlo a realizzare una migliore relazione col bambino. Lo psicologo adeguatamente formato sui disturbi infantili utilizza un approccio globale prendendo in carico sia il bambino che la famiglia e lavora su tutte le funzioni cognitive coinvolte non limitandosi all’aspetto linguistico ma potenziando anche l’area della memoria, delle abilità visuo-spaziali, dell’attenzione.

Se invece si ha a che fare con un disturbo generico ed aspecifico su base emotiva e relazionale è opportuno un ascolto profondo della realtà del bambino che attraverso la sua difficoltà nella lettura e nel calcolo sta esprimendo un disagio profondo, molto spesso di tipo depressivo ed è opportuno un trattamento di supporto psicologico e consulenze rivolte ad i genitori per affrontare eventuali problematiche relazionali nel rapporto fra genitori e bambino.

E’ importante ricordare che una diagnosi precoce permette di impostare un trattamento efficace, con una prognosi migliore permettendo al bambino di superare il momento critico ed affacciarsi al mondo della scuola e degli adulti con speranza e serenità.

Si può intervenire efficacemente anche prima dell’apprendimento della lettura e della scrittura intervenendo sui prerequisiti della letto-scrittura e con interventi efficaci nei deficit linguistici. Come ricordano studi importanti in neuropsicologia dello sviluppo (Chilosi, Brizzolara) vi è un diretto collegamento fra Disturbi del Linguaggio e Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed intervenire su un ritardo di acquisizione del linguaggio (già a 3 anni) può essere una forma di prevenzione dei Disturbi di Apprendimento